Del senno di poi son pieni i Muccioli
O dell’andare oltre la sfilza di pareri facilmente inorriditi dalla visione di “Sanpa”

“L’educazione è crudeltà” ghigna Indro Montanelli in una delle interviste che fanno parte di “Sanpa”, il docufilm in cinque parti che sta provocando dibattiti accesi sulla vicenda controversa di San Patrignano, che ho visto tutto. Io riparto da 4 domande e poi spiegherò perché le scrivo così: perké?, perkiè? kos’è? Perké a mio figlio?
Con un approccio molto simile a quello di Montanelli, uno Stato moralista, arretrato, non attrezzato e ignorante lasciò che l’eroina inondasse città, paesi e campagne distruggendo quella generazione che a metà anni Settanta era nel fiore della gioventù e dell’energia. Senza mai farsi domande che in pochissimi, che commentano col senno di poi gli eccessi di San Patrignano, si fanno pure oggi. E cioè, l’ondata di droga: perké?, perkiè? kos’è? Perké a mio figlio? Lo scrivo con le “k” che qualche volta stanno nei testi degli artisti trap amati dai ragazzini di oggi e con cui gente alla Curcio-Segio scriveva “Kossiga” in quegli anni e poi incitava alla violenza armata e all’assassinio politico a sangue freddo, e oggi col senno di poi parla di modello patriarcale e autoritario.
Cos’erano alla fine, le P38 e gli Ak-47 scaricati addosso alla gente? Matriarcato? Cos’era Muccioli se non un padre-padrone che però aveva deciso di affrontarla e di provare a sconfiggerla, quella cosa orrenda che trasformava ragazzi e ragazze in larve e/o in persone violente e di cui avere paura?
Ma il potere ti cambia più velocemente di quanto tu riesca a cambiare il potere, dice un vecchio detto. Dove ci sono presa carismatica sulle folle, soldi, affari, popolarità, dietro l’angolo c’è l’eccesso. Così si è corroso in fretta il “paradiso” di San Patrignano, che in quegli anni era diventato l’unica oasi di chi non sapeva come liberarsi dalla roba perché non c’erano strutture, cultura, volontà politica di aiutarti. Dovevi essere eliminato, nascosto, distrutto. Perché giovane, e perché drogato. Per quello finivi nell’abbraccio accogliente di Vincenzo Muccioli. Con le istituzioni girate dall’altra parte, le madri disperate e i padri vergognosi e incapaci di avere a che fare con un tale demone. Oggi tutti a parlare col senno di poi degli errori, degli eccessi, delle mancanze. Passi avanti ce ne sono stati, vero. Ma il modello di base resta lo stesso.
Se no non avremmo le difficoltà nel rapporto con le istituzioni e la burocrazia con cui ha continuamente a che fare Villa Maraini, una delle più grandi comunità per il trattamento delle dipendenze, che somigliano molto a quelle che ebbe San Patrignano alla sua partenza. Uno Stato girato dall’altra parte, ma bravo in quegli anni a riempire quel posto di ragazzi disperati, con tanto di ordinanze di giudici che disattendevano quella di Andreucci, il magistrato che aveva tentato di stabilire un limite al numero di accessi e delle regole di trasparenza nella comunità di Muccioli. E oggi chi ha un parente che abbisogna di terapia farmacologica continua sa quanto si faccia fatica a trovare alternative alla sola “bomba” chimica che per tot settimane tiene socialmente buono (perché bollito) chi è “sconveniente”.


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