Caso Paragon: “Ora diteci chi e perché sta spiando i giornalisti italiani”
Parla Francesco Cancellato, direttore di Fanpage e fra gli obiettivi di spionaggio con il software di Paragon Solutions. Insieme al collega Ciro Pellegrino, a Roberto D’Agostino di Dagospia e agli attivisti di Mediterranea
Mentre scrivo, sono quasi sette i mesi trascorsi da quando il direttore di Fanpage, Francesco Cancellato, rese pubblico l’avviso ricevuto da WhatsApp che aveva provveduto a bloccare un’attività di spionaggio nel suo smartphone. Dentro il dispositivo del giornalista c’era Graphite, spyware prodotto dall’israeliana Paragon Solutions, in grado di violare anche dispositivi criptati, di prelevare dati e di inserirne di nuovi e pericolosi.
Come siamo arrivati a questo punto
Si è poi scoperto che ad essere spiati da Paragon erano due giornalisti di Fanpage, compreso Ciro Pellegrino. Così come Roberto D’Agostino, creatore di Dagospia ma anche Luca Casarini, attivista di Mediterranea Saving Humans, l’armatore Beppe Caccia e una terza persona dello staff di Mediterranea. In questi sette mesi la questione si è ampliata e aggravata: le persone spiate con Graphite di Paragon sarebbero una novantina in Europa, di cui sette in Italia. Il caso è oggetto di interrogazioni parlamentari nel nostro Paese, di dibattito al Parlamento europeo e nella Commissione Ue (che di recente ne ha ribadito la gravità).
Mentre si svolgono indagini e perizie delle Procure di Roma e Napoli sui dispositivi violati, e dopo che è stato chiarito che Paragon vende il suo software spia solo a governi amici di Usa e Israele, è arrivata la notizia della rescissione del contratto fra l’azienda israeliana e il governo italiano. Chi è stato a voler rescindere? L’esecutivo Meloni parla di sua iniziativa, Paragon offre un’altra versione, secondo la quale la decisione della rescissione è stata presa dall’azienda dopo essersi offerta di chiarire al governo chi aveva infiltrato i dispositivi di attivisti e giornalisti, senza aver avuto da esso alcuna risposta. Per concludere questo opportuno riassunto della vicenda, qualche settimana fa Alfredo Mantovano, sottosegretario alla Presidenza con delega ai servizi segreti del governo Meloni, è intervenuto ribadendo al Copasir che “non sono stati gli 007 italiani (Aise e Aisi, ndr) a spiare il direttore Cancellato” e le altre persone coinvolte nel caso Paragon. La premier Meloni ha detto che non considera la questione né prioritaria né di particolare interesse.
L’intervista
Quello che segue è un botta e risposta con Francesco Cancellato, un triello (c’era anche Gian Luca Atzori, giornalista di Fanpage) che si è svolto di fronte al pubblico il 10 luglio 2025 durante il Festival della Resilienza a Macomer. Conversazione poi approfondita ulteriormente al telefono.
Cancellato, spieghiamo nel modo più semplice possibile cosa fa il software Graphite di Paragon Solutions.
“Graphite è un software che invia al dispositivo da violare un file infetto e ne prende il controllo, senza che lo spiato debba scaricare né cliccare nulla. Fa tutto da sé e lo fa bene: raccoglie conversazioni, mail, codici bancari, password varie. Qualcuno ancora oggi ha in mano una copia completa di quel che c’era nel mio telefono fino a quando non l’ho consegnato a chi ora sta indagando su quanto è successo. Piccolo dettaglio: così come potevano captare, avrebbero anche potuto inserire a mia insaputa materiale sconveniente o dannoso”.
Per esempio?
“Immaginate se avessero inserito materiale pedopornografico nel mio telefono. Immaginate che una mattina arrivassero da me le forze dell’ordine contestandomi il possesso di un materiale del genere. Un reato per cui si rischiano 10 anni di galera. Immaginate ancora che mi avessero chiesto come quelle foto e o video di bambini e bambine fossero finiti nel mio dispositivo e che io, ignorando come loro quel che fa Graphite, rispondessi: non lo so. Oltre alle indagini, alle notizie riportate su di me, al carcere, mi sarei ritrovato con lo stigma sociale, la reputazione distrutta e i miei figli devastati con un padre accusato e magari condannato per pedofilia. Questa è una delle cose che, con l’azione spia di Paragon Solutions, io avrei rischiato di subire se da Meta, e in particolare da WhatsApp, alle 14:38 del 31 gennaio 2025 non avessi avuto quell’avviso di interruzione di attività di spionaggio, decidendo di renderlo pubblico”.
Siamo a quasi sette mesi dall’esplosione della vicenda, con altri nomi noti coinvolti (D’Agostino, Casarini ecc…). E ancora non esiste una versione chiara e unica di quel che è accaduto.
“Io ho amici in ambito governativo, prevalentemente a Palazzo Chigi, che mi dicono che un esecutivo è mediamente in grado di sapere cosa è successo nel giro di massimo 48 ore. A noi spiati dal governo italiano non è arrivata una frase di solidarietà né una convocazione né tantomeno una chiara dichiarazione di volontà di scoprire chi ci ha spiato, perché e, quel che è peggio, con questi metodi ultra invasivi della privacy ma anche della professione dei giornalisti coinvolti. Aggiungo di mio che ad essere spiati siamo stati noi di Fanpage e D’Agostino, di Dagospia, testate considerate ostili a questo governo”.
C’è poi il mistero della rescissione del contratto, anzi, dei due contratti, con cui Paragon forniva i suoi servizi al governo italiano.
“Esatto, le versioni sono differenti: è stato il nostro esecutivo a dire stop? O sono stati gli israeliani che si erano offerti di fare chiarezza e che, nel silenzio del governo, hanno interrotto il vincolo contrattuale per violazione dei termini etici e di servizio? E’ uno dei punti che attendono un chiarimento mentre va avanti il lavoro delle Procure”.
Cosa sappiamo delle analisi effettuate sul tuo e gli altri dispositivi infetti?
“Al momento non ne posso parlare perché entrambe le Procure hanno imposto il segreto istruttorio totale. Posso aggiungere che prosegue in parallelo l’indagine di Citizen Lab, team di analisi forensi indipendenti dell’Università di Toronto, che ha contribuito a individuare il software di spionaggio di Paragon e a spiegare cosa fa. E ha svelato che il cellulare di un giornalista d’inchiesta europeo è stato violato ed è entrato in comunicazione con un server che nel mentre è stato tracciato. Basterebbe chiedere a chi appartiene quel server per ricostruire almeno una parte di questa catena di spionaggio”.
Tu sei anche l’autore del libro Nel continente nero, uscito mesi fa per Rizzoli, in cui fai la ricognizione degli eventi e delle date che hanno portato al risollevarsi delle ideologie nazionaliste e destra in Europa. Ti senti una vittima, un perseguitato per la tua attività di inchiesta?
“Non mi sento né una vittima né un bersaglio. Noi siamo i cacciatori, vogliamo capire chi ci ha spiato e perché e non ci fermeremo finché non lo sapremo”.


No Comment