La fuga occidentale dall’Afghanistan. E quei bambini che non si svegliano più

La fuga occidentale dall’Afghanistan. E quei bambini che non si svegliano più

Mesi fa i 169 casi di piccoli figli di rifugiati colpiti da un sonno simile al coma hanno fatto piangere il mondo. Poi li abbiamo dimenticati. Ma il ritiro dal Paese dei talebani è lì per rimetterci di fronte alle nostre colpe

Si è detto che chi pensa che gli Usa siano andati via dall’Afghanistan rigettandolo in bocca ai talebani e senza aver valutato le conseguenze di questa decisione, è come minimo un ingenuo.

Vero. Poiché la politica è cinismo e pragmaticità. E bisognerebbe dunque capire meglio il sottotesto politico dell’amministrazione Biden nel lasciare un campo presidiato per 20 anni, costato migliaia di vittime e miliardi di dollari, così che i talebani possano dilagare di nuovo e riprendersi potere e territorio.

Il primo Tg “libero” dell’Afghanistan tornato sotto i talebani

Terre rare, oro, geopolitica e risiko spicciolo

Radio cinismo dice che a Washington hanno calcolato bene la mossa, malgrado le lacrime di coccodrillo del presidente Usa in tv di fronte al doppio attacco kamikaze nella zona dell’aeroporto di Kabul, che ha ucciso 170 persone, fra cui 13 americani. E che l’idea sia di lasciare la patata bollente dell’estremismo Isis e talebano nelle mani di Cina e Russia, così da sfibrare quei Paesi.

Di certo saranno stati fatti molto bene i conti delle risorse naturali da presidiare ben prima di tornarsene a casa. L’Afghanistan siede su giacimenti da 1 trilione di dollari di minerali e terre rare (qui l’approfondimento): non solo rame e oro, quindi, ma litio, neodimio e simili. Necessari per la produzione di batterie e componentistica per i nostri dispositivi mobili come pure per le auto elettriche. E se la politica internazionale lo descrive come un Paese di anaflabeti armati con un fiorente mercato dell’oppio, e poco altro, poi ci pensano imprese e contractors a occuparsi di quello che resta fuori dalla vulgata ufficiale.

Una delle piccole vittime della Sindrome da Rassegnazione

Il mistero di quel sonno che somiglia ad un coma

Ma c’è una storia che ha fatto piangere il mondo ed è rimbalzata anche sui principali media italiani appena qualche mese fa. Che abbiamo dimenticato e che invece ci riporta agli effetti del cinismo politico e dell’occupazione militare di Paesi “canaglia” in nome dei diritti umani della civiltà.

E’ la storia della uppgivenhetssyndrom che ha colpito bambini e ragazzini, spegnendo le loro funzioni in un sonno profondissimo da cui faticano a riemergere. Un mistero della medicina moderna che viene da altri drammi e altre latitudini, eppure ci riporta lì. Al ritiro degli americani e dei loro alleati dall’Afghanistan.

Del caso dei 169 bambini figli di rifugiati, specie di cultura yazida e provenienti dalla Siria, tutti caduti in una forma di sonno talmente profonda da far pensare al coma, si è detto e si è scritto tanto. Di loro si è occupata la neurologa Suzanne O’ Sullivan, autrice di ricerche e del libro The Sleeping Beauties su questo caso che ha attirato la comunità scientifica. E così il documentario Life Overtakes Me, candidato all’Oscar nel 2019.

Il trailer del documentario sulla Sindrome da Rassegnazione

Cosa collega questi casi

Non c’è niente di magico, soprannaturale e insondabile nello “spegnimento” di questi figli di rifugiati, finiti immobili in un letto, monitorati e in qualche caso aiutati da sonde e macchine a mantenere le funzioni vitali basilari. O’ Sullivan è convinta che il sonno profondo e continuo di quei bambini e adolescenti sia una risposta estrema allo stress, alla paura, ai traumi subiti e alla percezione di non avere alcun futuro davanti a sé. Lo confermerebbe il fatto che diversi di questi casi di coma-sonno si sono verificati quando le autorità del Paese ospitante (compresa la Svezia, che pure è al centro di questo fenomeno) hanno negato il visto che consente a quelle famiglie scampate a guerre, massacri, traffico di esseri umani, affari sporchi con i bambini, di restare dove pensavano di aver trovato salvezza e prospettive.

Se si è costretti a separarli dalle loro famiglie

Esistono pareri medici (vedi qui) che commentano e documentano come in diversi casi, quei bambini colpiti da quella che è stata battezzata col nome di Sindrome da Rassegnazione, si siano risvegliati anche senza il rinnovo del permesso di soggiorno alle loro famiglie e anzi, con una separazione da esse. Fino alla loro ripresa. Misura discutibile, ma che sottolinea il filo rosso che lega il piccolo traumatizzato al nucleo familiare segnato da violenza e paura, fino ad aprire la strada a manipolazioni per forzare la mano alle autorità per mezzo del “piccolo dormiente”.

Quando il sonno è l’unica difesa da una vita mostruosa

I casi di minorenni colpiti dal sonno profondo della Sindrome da Rassegnazione, negli ultimi mesi sono andati diminuendo. Ma esistono, a confermarci quello che sappiamo: dopo aver attraversato orrori ed essere riusciti a scampare, quando pure il futuro cessa di apparire davanti al nostro sguardo, allora è meglio chiudere gli occhi in un sonno che rifiuta la realtà e sfoga i traumi, la depressione e i disordini neurologici. Le ferite di una vita negata.

Una delle giovani vittime della Sindrome da Rassegnazione

I piccoli afghani non sono diversi da quelli del “caso” siriano

Qualche mese fa il mondo piangeva per i piccoli siriani addormentati in simil-coma a decine. Poi li ha dimenticati in preda alla paura della variante Delta del Covid-19 e all’euforia da Recovery Plan miliardario che sta accendendo la luce alla fine del tunnel di un’Ue devastata dal virus e con un’economia che ha bisogno di un rilancio poderoso. Quindi, la “fuga” dall’Afghanistan. A lasciare soli e indifesi migliaia di bambini, prossimi figli di nessuno, esseri umani negati a cui non resterà con tutta probabilità che rifiutare una realtà diventata un mostro. Abbandonandosi al sonno dei rassegnati.

Cristiano Sanna Martini

Giornalista e docente, musicista, viaggiatore. Ho lavorato per L’Unione Sarda, Il Sole 24 Ore, Cineforum, Videolina, Lettera43, Duel, Radio X, RadioPress. Per oltre 20 anni a TiscaliNews, dove è nata la vertenza che ha portato all'applicazione dei giusti contratti nel giornalismo online in Italia, prima non c'era nulla. Insegno Giornalismo e Fotoreporting all'Università degli Studi di Cagliari, sono programmista e podcaster per Rai Radio 1 con le puntate di SongWizard. Studio l'AI applicata ai media e ne parlo in panel, workshop e al Tedx come speaker. Quando non scrivo, parlo in radio o in video e non insegno, faccio musica e concerti (Elora, Tancaruja, Signor Palomar) o scrivo testi e musiche per il teatro. Mi trovi anche sui social. Nel mezzo molta natura, molto sport, arte e le altre cose belle della vita.

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