“A distanza di un cazzotto o di una carezza”: Letizia Battaglia e la verità dentro le foto

“A distanza di un cazzotto o di una carezza”: Letizia Battaglia e la verità dentro le foto

Una mostra che restituisce tutta la cruda  e poetica potenza della grande autrice

Scomparsa nel 2022, Letizia Battaglia è fra le più grandi firme della fotografia. Dove quest’arte diventa un bisturi per sezionare senza pietà né sconti gli aspetti più controversi, di lotta, di sopravvivenza, del mondo attorno a noi. Ne parliamo con il curatore della mostra, Paolo Falcone, ospitata fino ad ottobre 2025, con due settimane di proroga dato il grande successo, al Palazzo di Città di Cagliari (dove, mentre scriviamo, c’è la mostra sulla pittura di Antonio Ligabue) e presto attesa in Olanda.

Come si è arrivati a questa particolare selezione di foto che parte dagli scatti più crudi, sociali e relativi alla guerra di mafia e arriva alla riscoperta della vita, del gioco e della femminilità da parte della Battaglia?
“Questa mostra è un progetto in continuo divenire, la versione vista a Cagliari proviene da un allestimento di due anni fa alle terme di Caracalla, dove la selezione esaltava aspetti diversi dell’opera di Letizia Battaglia rispetto agli eventi di Roma e Palermo. Stiamo parlando di un’artista della fotografia che ha lavorato per 50 anni e dunque è sembrato giusto documentare i molti aspetti del suo impegno”.

Aspetti che non si limitano certo agli scatti, famosissimi, dei regolamenti di conti fra malavitosi e delle catture dei mafiosi da parte delle forze dell’ordine.
“Esatto, Letizia è stata direttrice del dipartimento fotografico del quotidiano L’Ora di Palermo ma è stata anche un’editrice, una politica di rottura, ha creato giornali e riviste, ha fatto attività di volontariato all’ospedale psichiatrico, come documenta l’ultima versione della mostra, si è occupata di cinema e di teatro. Era una donna curiosa, sempre catturata da nuovi stimoli, a cui prestava tutta se stessa. Non a caso l’allestimento della mostra avviene attraverso pannelli trasparenti sospesi, non con i suoi scatti appesi ai muri, per dare l’impressione al visitatore del rapporto sensoriale, emotivo, anche traumatico, che lei stessa aveva con quei frammenti di realtà che catturava nelle sue foto. E che il percorso offerto ai visitatori sia circolare, ciascuno può costuirsi il suo itinerario ma poi certi temi aprono e chiudono l’evento, compresi i due video documentari che impreziosiscono la mostra”.

Gli scatti fotografici di Letizia Battaglia sono talmenti potenti e crudi, che sorprende poi ascoltarla e vederla in video spiegare come per lei fosse doloroso e faticoso, in termini di impatto emotivo, realizzarli.
“E’ proprio così. Letizia non parte con grande tecnica e scuole alle spalle. E’ un autodidatta che obbedisce al suo motto: per cogliere davvero la realtà devi stare al centro della scena e a distanza di un cazzotto o di una carezza. Faceva così per garantire la dignità di tutti, anche nelle foto molto forti, come quella dell’arresto di Bagarella o quella in cui una madre distrutta dalla povertà si mette a dormire e lo stesso fanno i suoi piccoli figli attorno a lei, l’ultima possibilità di pace concessa da una vita durissima e spietata. E siccome mentre scattava le foto, Letizia Battaglia viveva tutto questo, certo che le costava tanto, in lei non c’è mai stato certo cinismo spesso tipico dei media”.

Per cogliere davvero la realtà devi stare al centro della scena e a distanza di un cazzotto o di una carezza

Altro aspetto sorprendente, le foto che ritraggono la natura, anche quella più estrema, come quella della Groenlandia. C’è ancora materiale suo da svelare su questo fronte?
“Sì, ci sono ancora cose da mostrare per la prima volta al pubblico. Anche perché quelle parentesi documentano la sua fuga nel viaggio, nella natura, dall’attività di reporter di strada o delle guerre di mafia. Documentano il silenzio, il raccoglimento e il rapporto profondo con se stessa, fuori dal rumore della vita più frenetica e violenta”.

Colpiscono molto anche le foto dei nudi, come quella in cui una donna è stesa su una carriola e il suo compagno seminudo sta lavorando la terra.
“Qui c’è il lavoro sulla plasticità, sulla verità dei corpi, anche nel momento del lavoro più duro o dell’abbandono di sé al sole, alla campagna, all’aria aperta. Un certo suo modo di leggere e rendere la luce, come nella famosissima foto dell’omicidio di Piersanti Mattarella, preso in fin di vita dall’oggi presidente della Repubblica, suo fratello Sergio, è stato accostato a Caravaggio. E quelle sono cose che non pensi, non hai tempo per pensarle quando cogli quell’attimo, ma devi avere dentro di te una preparazione, una sapienza, che poi si scatenano nel secondo in cui scatti”.

E’ troppo osé dire che lo stile fotografico e la grana del bianco e nero di Letizia Battaglia non ha niente a che vedere con gli altri maestri italiani di quest’arte?
“Sì direi che è una considerazione giusta. Lei era un’autodidatta, dunque onnivora nelle sue fonti di ispirazione. Nel suo approccio all’immagine e al bianco e nero si ritrovano certe lezioni della fotografia francese e sicuramente di quella americana, non è dunque sbagliato accostarla allo stile entrato nella storia di Dorothea Lange ma bisogna ricordare che uno dei suoi punti di riferimento è stato Josef Koudelka, tuttora membro della Magnum Photos e fra i fotografi più premiati di sempre”.

Nella foto: Rosaria Schifani, vedova di Vito, parte della scorta di Giovanni Falcone, morto nell’attentato di Capaci il 23 maggio 1992. Lo scatto è di Letizia Battaglia, la foto dell’allestimento a Palazzo di Città di Cagliari è di Giorgio Marturana, su concessione dei Musei Civici di Cagliari

 

Cristiano Sanna Martini

Giornalista e docente, musicista, viaggiatore. Ho lavorato per L’Unione Sarda, Il Sole 24 Ore, Cineforum, Videolina, Lettera43, Duel, Radio X, RadioPress. Per oltre 20 anni a TiscaliNews, dove è nata la vertenza che ha portato all'applicazione dei giusti contratti nel giornalismo online in Italia, prima non c'era nulla. Insegno Giornalismo e Fotoreporting all'Università degli Studi di Cagliari, sono programmista e podcaster per Rai Radio 1 con le puntate di SongWizard. Studio l'AI applicata ai media e ne parlo in panel, workshop e al Tedx come speaker. Quando non scrivo, parlo in radio o in video e non insegno, faccio musica e concerti (Elora, Tancaruja, Signor Palomar) o scrivo testi e musiche per il teatro. Mi trovi anche sui social. Nel mezzo molta natura, molto sport, arte e le altre cose belle della vita.

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