“La mia arte: rabbia e poesia contro i dittatori, e il mio corpo come testimonianza”

“La mia arte: rabbia e poesia contro i dittatori, e il mio corpo come testimonianza”

Conversazione con Ute Lemper. Su dignità femminile, rappresentazione e mercificazione del sesso, palcoscenico come luogo di militanza

Ci sono due modi di definire un Donna e un’Artista. Parole scritte entrambe non a caso con maiuscola iniziale. Uno è impegnarsi in estenuanti discussioni teoriche su come definire le due cose, l’altra è parlare con Ute Lemper e poi vederla sul palco. Questa conversazione è di giugno 2013, quando nella sua casa a New York la grande attrice, ballerina e cantante tedesca, approfittava di un breve riposo prima di riprendere il suo tour con al centro la poesia sensuale e militante di Pablo Neruda.

Ute Lemper a New York, sua seconda casa

La sua arte è eclettica e militante: jazz, cabaret, canzoni per il teatro. Le piace il pop? Farebbe mai un album con questo tipo di musica?
“Credo, a questo punto della mia vita, di aver raggiunto la migliore fusione possibile di elementi musicali nella mia carriera. Si accosta ogni tanto e in modo marginale al pop ma è profondamente radicata nella musica per il teatro, la classica, il jazz e le sonorità etniche”.

Può fare cinque nomi di artisti che l’hanno ispirata in modo speciale?
“Eccoli: Ella Fitzgerald, Barbra Streisand, Janis Joplin, Al Jarreau, Lotte Lenya”.

Consigli di sopravvivenza per giovani artisti. Come resistere ai primi passi nello show business e alle illusioni create dai talent show televisivi?
“Oh, questa sì che è una domanda a cui è difficile rispondere. Beh, direi: restate concentrati sul vostro talento, sviluppate il vostro stile, il vostro approccio all’arte e non perdetevi nel circo dei media. Semplicemente: fate il vostro lavoro di artisti, siate sempre curiosi e avventurosi e non preoccupatevi di altre cose che non siano il progetto a cui attualmente lavorate”.

A proposito di sesso, nudità e del modo in cui viene usata l’immagine femminile. Ormai abbiamo corpi nudi di donne dappertutto. E’ la morte del desiderio e dell’immaginazione? Lo chiedo ad una donna considerata di grande fascino e femminilità nonostante non sia mai apparsa nuda sul palco, ad eccezione di una sequenza provocatoria del film di Robert Altman Pret-A-Porter.
“Beh, sì, decisamente è un vero peccato quando il sesso e la nudità vengono presentati in modo spettacolare ma del tutto deprivati dell’amore. Il fatto è che il bisogno d’amore, la necessità di nutrirsene, sono fondamentali per l’arte e la vita. Chi tenta di convincerci del contrario dice una pericolosa bugia”.

Perché ha scelto di costruire il suo nuovo recital “Song Cycle Of Love Poems” sulla poesia di Pablo Neruda? Canterà i suoi versi o ha scritto canzoni ispirate a quelle liriche?
“Ho scelto Neruda perché ammiro la sua incredibile poesia da molti anni. Trovo che specialmente i poemi d’amore possano dare sostanza, musicalità e melodia ad un ciclo di canzoni. Nasce così questo spettacolo che ho scritto mantenendo la forma originale dei versi del poeta, politico e diplomatico premiato nel 1971 con il premio Nobel per la Letteratura. Garcia Lorca lo considerava uno dei più grandi del XX secolo. Oltre il suo lascito politico e gli indimenticabili scritti, la sua figura resta soprattutto quella di chi ha sempre gridato con passione contro la dittatura e l’oppressione, perfino quando scriveva gli immortali versi d’amore per la sua Matilda.

“In Neruda anche la poesia d’amore ed erotica ha valore politico”

UTE LEMPER

“Ho cercato di inventare le più delicate melodie per le canzoni che mi ha ispirato, ma che allo stesso tempo contenessero un forte senso di dolore e sofferenza. Implosione ed esplosione sono due forze che si compenetrano nella poesia di Neruda. E’ lo stesso approccio che ho usato quando mi sono misurata con le canzoni e la musica di Leo Ferre, Astor Piazzolla, Kurt Weill , George Moustaki, Jacques Brel. In qualche modo tutti questi hanno invaso la mia mente e il mio cuore, sento la loro esistenza nella musica della vita e tento di restituirla con i ritmi e le melodie che scrivo”.

Cristiano Sanna Martini

Giornalista e docente, musicista, viaggiatore. Ho lavorato per L’Unione Sarda, Il Sole 24 Ore, Cineforum, Videolina, Lettera43, Duel, Radio X, RadioPress. Per oltre 20 anni a TiscaliNews, dove è nata la vertenza che ha portato all'applicazione dei giusti contratti nel giornalismo online in Italia, prima non c'era nulla. Insegno Giornalismo e Fotoreporting all'Università degli Studi di Cagliari, sono programmista e podcaster per Rai Radio 1 con le puntate di SongWizard. Studio l'AI applicata ai media e ne parlo in panel, workshop e al Tedx come speaker. Quando non scrivo, parlo in radio o in video e non insegno, faccio musica e concerti (Elora, Tancaruja, Signor Palomar) o scrivo testi e musiche per il teatro. Mi trovi anche sui social. Nel mezzo molta natura, molto sport, arte e le altre cose belle della vita.

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