“Stavano tutti aspettando me”: Massini entra nella mente di Hitler
Mein Kampf, la nascita di un metodo, la nascita di un’idea che non è mai morta
“Stanno guardando me. Stavano tutti aspettando me”. E questa è solo la prima spiaggia su cui si abbatterà l’onda che rifarà la Storia, devastando il mondo.
Prima era Branau Am Inn, dove un ragazzino pieno di risentimento, aumentato per aver poi combattuto nella Grande guerra ed essere quasi morto per aver respirato gas velenoso sul campo di battaglia, diventa quell’onda.
La grande onda
E cerca spiagge sempre più nere, grandi, gonfie di un’acqua tempestosa, su cui abbattersi, per cambiare il mondo a modo suo. Più di ogni altra cosa, per cambiare il mondo “ci vuole un libro”. E quel libro arriverà: Mein Kampf, firmato Adolf Hitler. Ed è un grande libro dalla pagina bianca, illuminato da retro (come sono i nostri smartphone e altri dispositivi simili) a fare da palcoscenico a Stefano Massini, che scrive e interpreta su quel libro inclinato verso il grande Male della Storia, l’ascesa del ragazzetto austriaco finito a fare il pittore squattrinato in Baviera, dalle cui birrerie in cui ascoltava le arringhe politiche cominciò l’ascesa. Quando quelle arringhe furono le sue, ascoltate da tutti, da decine e poi centinaia di persone.
Un’altra spiaggia, un’altra onda, la rabbia a prendersi il mondo considerato corrotto, debole, dopo l’umiliante fine della Prima guerra mondiale con la coltellata alla schiena dei tedeschi, con la pace di Versailles che gettò nella povertà una Germania già prostrata dalla sconfitta militare.
E’ da quell’onda che diventa paesana, locale, poi nazionale e che come uno tsunami si mangerà il mondo fino alla Shoah e alla Seconda guerra mondiale, che nasce “l’agghiacciante verbo del Novecento” che Massini, intensissimo in un’ora e mezza di spettacolo che per lui deve essere un’autentica prova di resistenza psicofisica, mette nelle nostre teste. Nelle nostre orecchie. Nelle nostre coscienze. Lo si è visto e ascoltato dall’8 al 13 aprile al Teatro Massimo di Cagliari e al Comunale di Sassari, in cartellone CeDAC.
Se il mostro sono io
Come pensa un mostro? Quanto sono simili le sue rabbie, le sue frustrazioni, la sua voglia di rivalsa, alle nostre? E cosa è rimasto nella nostra memoria oggi, dopo milioni di morti, il fumo acre e dolciastro dei forni crematori e il sangue sparso ovunque nel mondo, al ritmo di un’onda fatta di paranoia, razzismo, disumanizzazione del nemico prima inventato e poi trattato come cosa da distruggere?
Un odio non identico ma molto simile sta divorando il mondo, il prima noi è di nuovo qui e ora Mein Kampf, “la mia battaglia” ha altri slogan, altre parole, ma stessa sostanza. Supremazia, vittoria o morte.
L’odio crescente per la democrazia “inutile”
“La democrazia è l’anticamera del baratro” ci dice oggi Hitler per bocca di Massini in bilico su un libro dalla grande pagina bianca, illuminato da retro, a guardare quel baratro. “Da dove si inizia a cambiare tutto, esattamente il primo passo qual è?”. Da un servizio, per la Patria: entrare nelle birrerie, nei locali, nelle università e annotare, scrivere, riferire. E alimentare la paranoia del controllo che sta dentro quell’idea che si mangerà il mondo, come fa il Male, nel nome di una grande rivalsa. Nata da una grande paura, diventata un odio talmente grande da volersi prendere tutto.
Nella foto: Stefano Massini sul palco-libro inclinato di Mein Kampf, lo spettacolo teatrale (foto di Filippo Manzini concessa dalla produzione, e da CeDac)


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