Elena Di Cioccio e “ProPositiva 2.0”: come ridere dei propri imbarazzi e luoghi oscuri
Uno spettacolo e un tour a tutto umorismo dell’attrice e autrice, che comprende anche l’esperienza dell’infezione da Hiv. L’intervista
La ex Iena e l’attrice di cinema, l’autrice del proprio spettacolo teatrale e la voce radiofonica, l’opinionista su temi sociali e sentimentali sul Web e per la carta stampata e la protagonista in tv. Elena Di Cioccio è tutte queste cose, ora in tour con la versione aggiornata del suo spettacolo a tutto humor su temi che ancora troppo spesso si percepiscono come scabrosi. ProPositiva 2.0 arriva il 25 giugno al Chiostro del Lazzaretto di Cagliari, con l’organizzazione de La via del collegio. Ne parliamo con lei alla vigilia dello spettacolo.
Elena, stand up comedy per raccontare te stessa e usare l’ironia per affrontare esperienze complesse, anche dolorose, compreso quella di essere sieropositiva. Quarant’anni fa in tv andò in onda il celebre spot su chi aveva l’Hiv che creò allarmismo e fece discutere. Ora sappiamo molte più cose e abbiamo terapie molto più efficaci, possiamo dire che le cose stiano andando meglio?
“In linea generale direi che possiamo dirlo. Ma io non posso parlare che per me stessa, avevo già fatto pace con la malattia ma il mio coming out mi ha permesso di mettere insieme tutti i pezzi e andare oltre. Però non posso dire con quanto dolore e preoccupazione, o meno, le altre persone vivano questa condizione. Se si sentano ancora discriminate, come è accaduto per troppo tempo, o se abbiano trovato una loro strategia per stare tutto sommato il meglio possibile. Io oggi all’Hiv non ci penso più, se non nello spazio della mattina in cui prendo la mia pastiglia durante la colazione. Sul palco di ProPositiva 2.0 racconto tra l’altro perché non costituisca per me nemmeno più una difficoltà”.
Autrice e attrice in ProPositiva 2.0, completamente esposta al pubblico e con l’umorismo che impieghi per spostare anche lo sguardo e la prospettiva sui temi che tratti. Ci sono storie, fra quelle di cui parli, alle cui tieni particolarmente?
“Tutte quelle contenute in questo spettacolo, le cose che mi sono capitate, ciò che mi hanno lasciato e che condivido col pubblico ogni sera. Ciò a cui tengo è la potenza della comicità, dell’umorismo, per imparare ad essere appunto propositivi, riducendo l’impatto dei problemi, delle situazioni dolorose e imbarazzanti che viviamo. Accade di tutto: magari ti hanno licenziato, sei stato tradito o tradita, ti hanno rubato la macchina. Ed è in quel disagio, quando ti senti un po’ la pecora nera del gruppo, forse anche perché non vivi bene alcuni dettagli del tuo corpo o del tuo viso, che imparare a farti una bella risata su queste cose ti permette di riprenderti il meglio di te e della vita”.
La frase di Basaglia “visto da vicino nessuno è normale” non viene dal nulla, eh?
“Sì, altroché. La cosa bella della comicità è che ti può portare con leggerezza in posti che non avresti mai immaginato. Per esempio, lo spot su Hiv e Aids degli anni Ottanta, con la persona infetta cerchiata di rosa acceso, diventa materia del mio spettacolo, e con ironia lo ribalto completamente. La gente si diverte e si trova di fronte a una reinterpretazione che ha l’effetto sorpresa grazie allo humor che ci metto”.
L’atto dello scrivere, dal copione del tuo spettacolo ProPositiva 2.0 al libro autobiografico Cattivo sangue, ti ha aiutata a liberarti dai pesi del passato?
“Sono due modi in cui la scrittura mi ha permesso di alleggerirmi tanto, di fare i conti con la me stessa del passato e poi andare oltre. Dirò di più, alla fine questo processo di creazione mediante la scrittura mi ha soprattutto dato cose nuove, mi ha aggiunto chiarezza, ordine nella mia vita, e ha dato spazio a nuove prospettive. Spazio mentale ed emotivo, proprio. Io per almeno 300 giorni all’anno mantengo l’abitudine di scrivere, appena svegliata, tre pagine di getto di flusso di coscienza, evitando di far girare troppo a lungo certe cose nella testa e di mentalizzarle in modo eccessivo. È un modo molto bello, utile, di esprimere quello che si ha dentro”.
A proposito di sentimenti, sessualità, rapporti fra persone, cose di cui tu parli nel tuo spettacolo. Si scrive e si legge di continuo di questi argomenti, pure il sesso è talmente pop che lo abbiamo un po’ ovunque attorno a noi. Ma su questi temi, che hanno dentro le vicende di persone, esseri umani, alla fine stiamo progredendo o no?
“Io tengo una rubrica su Vanity Fair in cui mi arrivano lettere su questi temi, e diverse parlano dell’imbarazzo di esprimere desiderio, di raccontare il proprio piacere, e del voler provare piacere. Mi pare che le nuove generazioni stiano imparando a raccontare il sesso per quello che è, lo fanno in modo nuovo anche sui media. Su Amazon c’è questa serie che si chiama Off Campus, sul piacere e l’amore, in cui le autrici sono tutte donne ma mettono in bocca quelle parole agli uomini. O li mettono al centro dello sguardo femminile. Viviamo in una società che trova ancora sconveniente che una donna, una ragazza, possa dire quanto le piace un uomo, e voglio dire, quanto lui le piaccia proprio fisicamente, con tanto di dettagli delle varie parti del corpo, anche quelle intime. Quindi c’è ancora tantissimo da fare su questo fronte, ma è pure vero che stiamo facendo progressi”.


No Comment