[Intervista] “In un mondo orrendo i ribelli si battono per la bellezza”

[Intervista] “In un mondo orrendo i ribelli si battono per la bellezza”

Già compagna di Jeff Buckley, poi alla corte di Lou Reed, Wainwright e Anthony and The Johnsons, faccia a faccia con una delle più importanti e interessanti artiste contemporanee

Joan as Police Woman, al secolo Joan Wasser, è una delle più importanti ed ispirate interpreti femminili della musica degli ultimi anni. La cantautrice e polistrumentista americana, già compagna dello scomparso Jeff Buckley, prima di dedicarsi alla propria carriera solista ha condiviso palchi e dischi con Lou Reed, David Sylvian, Rufus Wainwright, Antony & The Johnsons, Sheryl Crow, Elton John. La Wasser canta, scrive la propria musica, suona chitarra, tastiere, piano e violino. Il suo esordio discografico è del 2004, con un ep omonimo. Nel 2006 ecco il primo album Real Life, acclamato dalla critica e soprattutto dal pubblico europeo. Questa conversazione ha avuto luogo mentre si preparava a partire per il tour successivo alla pubblicazione del suo terzo album.

I brani che compongono The Deep Field sono più “groovy” e con un sapore soul. E’ un album sulla rinascita personale e la gioia di vivere?
“Il fatto è che più passa il tempo più mi rendo conto che non ho tempo da perdere fossilizzandomi come essere umano e musicista. Mi sento come se fossi rinata ogni giorno, quando mi sveglio e scopro di essere viva. E’ così che mi sento ora, grata della vita, e tento di esprimerlo con la mia musica”.

Ci sono due o tre brani chiave per comprendere i temi del nuovo disco?
“Il singolo The Magic parla dell’uscire fuori di testa, andare oltre la razionalità e fare piuttosto che limitarsi a pensare. E’ una sorta di appello a me stessa, perché non mi faccia ossessionare dalla mia mente e viva ogni attimo in modo intenso. Human Condition viene dall’osservazione dei comportamenti della gente nella metropolitana di New York, dove spesso le persone trovano molti motivi per fare le cose assieme.

Ma non sentiamo notizie del genere sui media, piuttosto concentrati sui conflitti tra esseri umani. Nel mio piccolo ho voluto documentare in musica questo sentimento di solidarietà. Infine, I Was Everyone è un tentativo di esplorare la mente e la coscienza di Giovanna D’Arco, mentre riceve quelle “voci” che la spingeranno a combattere e vincere per il proprio Paese. Immagino cosa abbia dovuto pensare, il suo conflitto interiore, mentre si chiedeva se quelle voci fossero soltanto una proiezione della propria vanità. Anche qui ritorna il tema forte dell’album, fare invece che stare a pensare alle cose che non vanno. Se ciascuno di noi stesse seduto a lamentarsi non ci sarebbe mai alcun cambiamento nel mondo”.

Joan as Police Woman in concerto

Preferisci il pubblico europeo o quello americano?
“Questa è una domanda a cui è difficile rispondere. Dico innanzi tutto che adoro il pubblico italiano. Più in generale, suono più spesso in Europa, dove sono maggiormente conosciuta, questo per via del fatto che fino a poco tempo fa i miei dischi non venivano ancora pubblicati negli Usa”.

Quali sono le sue “icone” di bellezza e ispirazione? Ci può fare qualche esempio?
“Ma certo. I primi che mi vengono in mente sono Nina Simone, Joni Mitchell, Roberta Flack, The Knife, Kim Deal, Exene Cervenka, Siouxsie Sioux, Ann Peebles, Patti Smith”.

Avverti una particolare sensibilità femminile nel fare musica e creare arte al giorno d’oggi?
“E’ sempre complicato rispondere a questo tipo di domanda. Io sono una donna e posso parlare di come mi sento io, di cosa sento. Allo stesso tempo, ci sono molti altri sguardi artistici sul mondo, uno per ogni donna. Ma vedo come molti uomini rispondono alla mia musica, dunque ci deve essere qualcosa, al suo interno, che tocca la gente senza fare differenza di sesso. Credo inoltre che esistano tratti maschili nella creatività femminile, e viceversa. Di recente, d’altra parte, mi è capitato di ascoltare musica creata da uomini che ha profondamente toccato la mia sensibilità, mi ha emozionato”.

Per concludere, puoi spiegare il significato del suo motto: “La bellezza è il nuovo punk rock“?
“Il punk rock non è più attualità, appartiene alla storia, e semmai alla moda. Ciò che è bello viene visto come sovversivo al giorno d’oggi. C’è così tanta bruttezza e volgarità al mondo che creare qualcosa di bello e battersi per esso ti rende automaticamente una persona fuori dalle righe e dalle convenzioni. Se non è punk questa attitudine, non so cos’altro possa esserlo”.

Joan insieme a Jeff Buckley ai tempi del loro amore

(Originariamente pubblicato su TiscaliNews il 3 febbraio 2011)

Cristiano Sanna Martini

Giornalista e docente, musicista, viaggiatore. Ho lavorato per L’Unione Sarda, Il Sole 24 Ore, Cineforum, Videolina, Lettera43, Duel, Radio X, RadioPress. Per oltre 20 anni a TiscaliNews, dove è nata la vertenza che ha portato all'applicazione dei giusti contratti nel giornalismo online in Italia, prima non c'era nulla. Insegno Giornalismo e Fotoreporting all'Università degli Studi di Cagliari, sono programmista e podcaster per Rai Radio 1 con le puntate di SongWizard. Studio l'AI applicata ai media e ne parlo in panel, workshop e al Tedx come speaker. Quando non scrivo, parlo in radio o in video e non insegno, faccio musica e concerti (Elora, Tancaruja, Signor Palomar) o scrivo testi e musiche per il teatro. Mi trovi anche sui social. Nel mezzo molta natura, molto sport, arte e le altre cose belle della vita.

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