Bolle: “La mia danza per Caravaggio, genio rivoluzionario fra molti tormenti”

Bolle: “La mia danza per Caravaggio, genio rivoluzionario fra molti tormenti”

Intervista all’etoile di danza alla vigilia di una tre giorni di spettacoli straordinaria

Moriva oltre quattrocento anni fa, Michelangelo Merisi detto Caravaggio. La sua pittura irrequieta e realistica, la sua vita “maledetta” fra crimine, fuga e tentativi di redenzione, la sua arte che colpisce occhi e viscere, sono più che mai vive nell’immaginario collettivo. E si intitola Caravaggio il balletto in due atti creato dall’etoile Roberto Bolle con Mauro Bigonzetti, coreografo italiano di maggiore spicco internazionale, che chiude la stagione di danza al Teatro Lirico di Cagliari. Tre gli spettacoli: 16 ottobre alle 20, 17 ottobre alle 19 e 18 ottobre alle 17. Ne abbiamo parlato con il Maestro Roberto Bolle in una pausa delle prove dello spettacolo.

Per centocinquant’anni ci si è dimenticati di Caravaggio. Poi una grande, continua riscoperta che non si è ancora fermata. Come se lo spiega?
“Caravaggio è stato un genio rivoluzionario, probabilmente troppo avanti per il suo tempo. Ha avuto il coraggio di rompere gli schemi, di abbandonare le convenzioni e di portare nell’arte una verità nuova, potente, a volte persino scomoda. Non idealizzava la realtà, ma la guardava in tutta la sua crudezza e umanità, trovando il divino anche nei volti e nei corpi delle persone comuni. Forse è proprio questa sua capacità di parlare all’uomo, senza filtri e senza distanza, a renderlo così moderno.

La sua riscoperta non si è mai davvero fermata perché la sua arte continua a interrogarci, a sorprenderci e a parlarci con una forza straordinaria. È un artista che non si esaurisce mai in ciò che vediamo sulla tela: dietro ogni opera c’è un mondo di contraddizioni, tormenti e verità che continua ad affascinarci”.

Un dannato nella vita, un uomo di grande umanità e di un’insolita spiritualità nell’arte. Cosa arriva a noi oggi di questa vicenda così tormentata?
“Arriva soprattutto la sua straordinaria umanità, fatta di contraddizioni, fragilità, passioni e tormenti. Caravaggio è stato un uomo inquieto, spesso in conflitto con il mondo e con se stesso, ma proprio questa inquietudine ha alimentato la potenza della sua arte. Nelle sue opere convivono la luce e l’ombra, il sacro e il profano, la violenza e la tenerezza. Credo che sia questa la sua grandezza: riuscire a trovare una dimensione spirituale profondissima senza mai nascondere la parte più fragile e terrena dell’essere umano. In fondo, ci parla ancora perché non ci offre un’immagine idealizzata della vita, ma ce la restituisce in tutta la sua complessità. E in questa verità, anche dolorosa, è impossibile non riconoscersi”.

Quali sono i momenti della sua vita che ha voluto esaltare dal punto di vista della narrazione e della danza?
“Caravaggio, nella coreografia di Mauro Bigonzetti, non è un balletto narrativo in senso tradizionale e non segue cronologicamente gli episodi della sua vita. È piuttosto un viaggio nella sua dimensione interiore, un tentativo di entrare nel suo universo e di dare corpo alle forze che lo hanno attraversato. In questo balletto Caravaggio si confronta continuamente con tre elementi fondamentali: la luce, l’ombra e la bellezza.

Sono elementi che appartengono alla sua pittura, naturalmente, ma anche alla sua esistenza e alla sua personalità. La danza permette di esplorare questo mondo senza bisogno di raccontarlo letteralmente: attraverso il corpo, il movimento e il rapporto con gli altri interpreti, emergono i suoi tormenti, le sue contraddizioni e la sua continua ricerca. È una sfida affascinante, perché non si tratta semplicemente di rappresentare un artista, ma di cercare di entrare nella sua anima”.

Lei ha contribuito in modo fondamentale a rendere “pop”, alla portata del grande pubblico, un’arte fin lì percepita come specifica ed elitaria come la danza. Cosa resta da fare per accendere l’entusiasmo popolare in questa direzione?
“Credo che si possa fare sempre di più. La danza ha un potere straordinario: emoziona, unisce, educa e riesce a parlare a tutti, anche senza bisogno di parole. Il nostro compito è continuare ad abbattere le barriere, reali o percepite, che ancora tengono tante persone lontane da quest’arte. Per questo cerco ogni volta di immaginare nuove iniziative, nuovi luoghi e nuove occasioni per avvicinare il pubblico alla danza, anche al di fuori dei teatri.

Con la Fondazione Roberto Bolle sto portando la danza nelle scuole elementari e medie per diffonderne i suoi valori tra i ragazzi, mentre con OnDance ho voluto portarla nelle piazze e negli spazi della città, rendendola accessibile, partecipata e condivisa. Mi piacerebbe che sempre più persone potessero scoprire la danza non come qualcosa di distante o riservato a pochi, ma come un’esperienza capace di entrare nella loro vita e nel loro cuore. A volte basta il primo incontro, un’emozione inaspettata, per far nascere una passione che dura per sempre”.

Dei talent di ballo che si moltiplicano ovunque in televisione che cosa pensa? E poi: danza e ballo non sono la stessa cosa. Chiariamo che cosa indicano i due termini.
“Credo che i talent possano rappresentare un’opportunità importante per avvicinare il grande pubblico alla danza e far conoscere il talento, la passione e il lavoro che ci sono dietro una performance. Naturalmente, la televisione ha i suoi tempi e i suoi linguaggi, che non sempre permettono di restituire tutta la complessità di quest’arte, ma può essere un ottimo punto di partenza per suscitare curiosità e interesse.

Quanto alla distinzione tra danza e ballo, i due termini possono avere significati diversi a seconda del contesto, anche se nell’uso comune spesso si sovrappongono. Quando parliamo di danza classica, ci riferiamo a una disciplina artistica con una tecnica, una tradizione e un linguaggio espressivo molto precisi. Il termine ballo, invece, viene spesso utilizzato in senso più ampio per indicare le diverse forme del danzare: dai balli da sala a quelli popolari, dal contemporaneo alle danze urbane. Non farei però una distinzione rigida: sono linguaggi diversi, con tecniche e finalità differenti, ma tutti condividono la stessa capacità di esprimere emozioni attraverso il corpo e il movimento. Ed è proprio questa ricchezza a rendere la danza, in tutte le sue forme, così universale”.

Le foto di Roberto Bolle sono di Vito Lorusso (primo piano in apertura di articolo) e Dennis Cursio (una scena del balletto “Caravaggio”)

Cristiano Sanna Martini

Giornalista e docente, musicista, viaggiatore. Ho lavorato per L’Unione Sarda, Il Sole 24 Ore, Cineforum, Videolina, Lettera43, Duel, Radio X, RadioPress. Per oltre 20 anni a TiscaliNews, dove è nata la vertenza che ha portato all'applicazione dei giusti contratti nel giornalismo online in Italia, prima non c'era nulla. Insegno Giornalismo e Fotoreporting all'Università degli Studi di Cagliari, sono programmista e podcaster per Rai Radio 1 con le puntate di SongWizard. Studio l'AI applicata ai media e ne parlo in panel, workshop e al Tedx come speaker. Quando non scrivo, parlo in radio o in video e non insegno, faccio musica e concerti (Elora, Tancaruja, Signor Palomar) o scrivo testi e musiche per il teatro. Mi trovi anche sui social. Nel mezzo molta natura, molto sport, arte e le altre cose belle della vita.

Related Posts

Mottola e l’onda nera che sta divorando l’Occidente. Come è accaduto

Mottola e l’onda nera che sta divorando l’Occidente. Come è accaduto

Dat, fine vita e uso degli psichedelici in medicina: a che punto siamo

Dat, fine vita e uso degli psichedelici in medicina: a che punto siamo

E un partigiano come presidente

E un partigiano come presidente

Murino: “Io in scena come Medea, mito feroce che dice molto dei nostri tempi”

Murino: “Io in scena come Medea, mito feroce che dice molto dei nostri tempi”

No Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *