Mottola e l’onda nera che sta divorando l’Occidente. Come è accaduto
Intervista con il giornalista di inchiesta di Report sui nuovi estremismi religiosi e politici che avanzano a stravolgere il mondo
Due giorni di incontri (dal 2 al 4 ottobre), dibattiti alla seconda edizione del Festival Letherario di Assemini (Cagliari). Il programma completo è qui. Fra i protagonisti c’è il giornalista d’inchiesta, nel team di Report, Giorgio Mottola. Col quale parliamo a partire dal suo libro L’internazionale nera. L’assalto della nuova destra al cuore dell’Occidente uscito di recente per Feltrinelli.
Mottola, quali sono i momenti cardine di questa avanzata dell’Internazionale nera?
“Uno è il 2012, quando Kostantin Malofeev, magnate dei media, difensore dei valori cristiano ortodossi, nostalgico dei tempi dello zar e sostenitore delle idee e delle pratiche di Vladimir Putin, mette in piedi il progetto per combattere l’espansione dei diritti degli omosessuali, va negli Stati Uniti per incontrare tutta una serie di personaggi, come documento nel mio libro, con idee affini alle sue. Fino al suo sostegno e al finanziamento del World Congress Of Families, una una rete di associazioni di attivisti ultraconservatori contro l’aborto, i diritti Lgbt, i diritti riproduttivi e a favore di tutto quello che è famiglia tradizionale, etero. Dal 2014 World Congress ha una sua costola in Russia, all’interno di un ambito altrettanto conservatore e nazionalista”.
E l’Europa in tutto questo?
“È pienamente coinvolta, perché la rete di associazioni anti gay e anti abortiste si espande pure nel Vecchio continente e Malofeev, che si dà molto da fare per creare alleanze e finanziamenti, la descrive nei suoi discorsi come una nuova santa alleanza. Si crea così un coordinamento che porta alla nascita di nuove realtà con un approccio politico identico in diversi Paesi. Accade anche in Italia, con quella che io chiamo la mutazione della Lega e di Fratelli d’Italia. Pensiamoci un attimo: Salvini non è che per tutta la vita ha baciato il crocifisso in pubblico, è avvenuto da un certo punto in poi, e anche Fdi si radicalizza e diventa in qualche modo ultraconfessionale. Giorgia Meloni a sua volta abbandona le posizioni più morbide, aperte, dei tempi di Fini.
E ancora, nel mio libro inchiesta dimostro il diffondersi di campagne di disinformazione coordinate sui temi dell’immigrazione, che entrano nei discorsi dei partiti di governo, non parlo solo delle sparate di Roberto Fiore di Forza Nuova, un leader di partito che ha partecipato ai meeting del World Congress Of Families. Il discorso di intolleranza religiosa va a inglobare sempre di più tematiche suprematiste sul fronte politico, in una rete internazionale che ha usato i social, in particolare durante i periodi di lockdown per il Covid-19, per diffondere queste teorie in modo coordinato”.
Non c’è in movimento solo Malofeev. Se andiamo dall’altra parte dell’oceano, l’isolazionismo dell’America First, del movimento Maga che ha riportato Trump al potere e i discorsi di Peter Thiel e altri tcnocrati made in Usa sull’incompatibilità sul capitalismo e la democrazia, vanno in una direzione simile, no?
“È così, e diciamolo subito, non è che stiamo parlando di una specie di Spectre mondiale occulta, tipo film di James Bond con i cattivi da stanare e rivelare al pubblico. I personaggi alla Steve Bannon, alla Peter Thiel o Pete Hesgeth dicono al mondo, in modo forte e chiaro, cose molto simili a quelle di Malofeev dalla Russia di Putin. Qundici anni fa Thiel fu l’unico dei leader delle Big Tech a schierarsi con una certa destra sovranista, oligopolista, contraria a tutte le politiche inclusive delle minoranze e vicinissima alle idee di Trump.
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La conversione della Silicon Valley, lesta a trasformarsi da libertaria e progressista a Maga, la abbiamo avuta solo dopo la rielezione di Donald Trump. E ora, dagli Usa e dalla Russia, abbiamo i padroni della tecnologia e dei media che abbracciano ideologie estremiste e finanziano gruppi di opinione e religiosi per portare avanti questa visione del mondo”.
Forze concentrice anti democratiche e anche contro l’assetto del mondo come lo abbiamo ereditato dopo le due guerre mondiali. Quindi picconate allo Stato, al voto, agli organismi internazionali come Onu e Corte internazione di Giustizia. Si sta proprio disfando un mondo che fra molti problemi ha garantito diritti e contrappesi all’eccesso di potere personale per 80 anni.
“Il progetto è quello: disfare, e lo dicono chiaro. Un’ accelerazione l’abbiamo avuta dopo la grande crisi finanziaria americana e poi mondiale del 2009-2010, quando i grandi capitalisti si convincono che la democrazia è un ingombro inutile ai loro interessi. Come reazione a quella crisi, e alla paura occidentale per la grande avanzata della Cina, gli Stati diventano più centrali e decisi di prima nelle loro decisioni, anche arrivando a nazionalizzare imprese private per evitare il tracollo economico. Ma se lo Stato può fare cose tanto radicali, l’idea a seguire è non distruggerlo ma infiltrarsi al suo interno, così da usarlo per tutelare e ingrandire gli affari privati. È proprio quello che sta facendo Trump negli Usa, un presidente molto più potente di quanto lo fosse Obama, per intenderci, e che dà molta più mano libera ai mega-miliardari di casa sua, dal fronte dell’AI a quello delle criptovalute, dove stanno fra l’altro molti dei suoi principali finanziatori”.
Torniamo in Europa: come si inseriscono leader come Santiago Abascal in Spagna e Jordan Bardella in questo scenario?
“Sono nel pieno di questa onda di estrema destra nazionalista. Quando dagli Usa Steve Bannon venne in Europa per costruire alleanze sul fronte populista e sovranista, fu accolto come una sorta di nuovo Garibaldi. Molti cercarono di salire su quel carro ma le legislazioni nazionali ed europee impedivano il finanziamento diretto, dall’esterno, ai partiti politici. Bannon è poi finito in carcere, ma nel frattempo questa potente assonanza di idee e di modi di intendere il mondo si è messa in movimento. Guardiamo con attenzione a come la parola patriota è tornata nei discorsi dei nostri leader, a cominciare da Giorgia Meloni e arrivando fino a Vannacci. Che è solo l’ultima di una serie di ondate sovrapposte che raccontano il risorgere del pensiero di destra, politicamente e religiosamente intransigente e conservatore. Pensiamo a quanti ideologi e politici parlano di remigrazione“.
Da più parti si parla di un Trump in crisi, di come rischi di perdere le elezioni di metà mandato e di quanto sia destinato ad essere consegnato al passato. Ma avanzano figure come il vicepresidente Usa, JD Vance, l’uomo di Peter Thiel alla Casa Bianca. Uno scenario che sembra mostrare che questo modo di intendere la politica, la religione, i valori, il capitalismo, spazzando via tutto ciò che non è gradito, andrà ad aumentare nel prossimo futuro.
“Dobbiamo prepararci a uno scenario del genere. Thiel, sponsor di Vance, è proprio il leader della tecno-destra americana più antidemocratica ed è il miliardario delle tecnologie di guerra e sorveglianza globale che va in giro a parlare di Anticristo. Una fusione perfetta in questo ambito. Ecco perché, per capire come affrontare tutto questo, dobbiamo evitare un errore che già stiamo facendo”.
E sarebbe?
“Continuiamo a dare dei fascisti a Giorgia Meloni e Donald Trump. Ma qui siamo alla creazione di un modello totalmente diverso. Il Fascismo era un totalitarismo che puntava a costruire uno Stato che fosse sua espressione, ora siamo alla democrazia ma illiberale, quindi una cornice apparente che però viene devastata all’interno. Facendo saltare il sistema di pesi e contrappesi, la separazione dei poteri, togliendo centralità ai Parlamenti nazionali.
E badiamo: non è solo un fenomeno di destra. Sono decenni che la sinistra dice di averne abbastanza dei lacci e lacciuoli delle istituzioni parlamentari e vuole il maggioritario, il massimo potere nelle mani del capo del governo. La logica è: chi vince si prende tutto e deve avere mani libere. Ecco perché ora emergono nuove forme di razzismo non verso persone che parlano una lingua diversa e hanno un differente colore della pelle, ma razzismo nei confronti di chi ha di meno, dei poveri, dei dissidenti, anche se sono cittadini del proprio Stato. La felicità è per i ricchi, non per tutti. E chi si ribella va piegato o eliminato”.
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Foto di Giorgio Mottola dalla redazione di Report, Rai, concessa al festival e all’uso della stampa


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