E un partigiano come presidente
Di politici e presidenti ce ne sono e ce ne saranno tanti. Perché lui è rimasto così speciale? L’intervista
Qui si va ben oltre la politica. Questa è cronaca del Dopoguerra e oltre, è Storia recente ed è anche immersione nella cultura e mentalità profonde del Paese Italia. Fra queste tre bisettrici si muove Sandro Pertini, il libro edito da Salerno Editrice e scritto da Gianluca Scroccu, docente di Storia contemporanea all’Università degli Studi di Cagliari, protagonista di questa intervista.
Prof. Scroccu, a settembre di quest’anno saranno 130 gli anni dalla nascita di Pertini, e comprensibilmente va a cominciare una nuova ondata di studi ed eventi su di lui. Da cosa nasce la mitologia che lo accompagna?
“Già rileggendo il suo autobiografico Sei condanne e due evasioni, scritto nel 1970 con Vico Faggi, dove Pertini stesso richiama tutta una serie di documenti storici, si capisce la sua capacità di raccontarsi in modo coinvolgente, affascinante.
Quel modo di raccontare la sua esperienza partigiana, antifascista, che dalle carceri lo ha portato al ruolo istituzionale più alto in Italia, lo ha reso subito diverso da tutti gli altri, così come il suo racconto della clandestinità, a fare il muratore e l’imbianchino in Francia, o ancora la sua lotta per ottenere migliori condizioni per i suoi compagni di detenzione, sono qualcosa di speciale e hanno conquistato immediatamente la gente”.
C’è un metodo particolare utilizzato nel lavoro a questo libro?
“Fondamentale per la ricostruzione del suo settennato, è stato scavare nell’archivio della Presidenza della Repubblica, che ho analizzato per primo e che si è rivelato una miniera di informazioni sia per quanto riguarda la parte più istituzionale che quella relativa al suo rapporto con gli italiani e le italiane, che gli scrivevano. Una grande analisi è stata fatta anche partendo dagli originali dei suoi discorsi e dalle informazioni che si trovano negli archivi di partito e nei diari di Maccanico, suo segretario negli anni della presidenza”.
Ma la mitologia di presidente guerrigliero, mediatico, una figura quasi da romanzo avventuroso, alla fine fa bene o fa male alla memoria di Sandro Pertini?
“Io ho cercato di evitare tutto questo, capisco che abbia una grande presa popolare ma trovo che levi a Pertini parte del suo peso specifico, storico e anche politico. La presidenza della Camera e della Repubblica sono periodi che mostrano molto del suo lavoro alla cosa pubblica, e contano quanto e più della sua presenza sui media quando la Nazionale vinse il Mondiale nel 1982 o quando lui stette in mezzo ai soccorsi a Vermicino l’anno prima.

Certo la sua capacità di comunicazione era fuori dal comune, sapeva parlare un linguaggio che arrivava proprio a tutti, e così la sua figura con gli occhiali spessi, la pipa, il berretto o l’abito. Andrea Pazienza, genio del racconto disegnato, lo trasformò in personaggio dei suoi fumetti, io stesso quando ho visto il film Pixar Up, ho ritrovato Pertini nel personaggio del vecchietto occhialuto, burbero ma buono. Oggi possiamo dire che era un presidente instagrammabile, ma guai a fermarci solo a quella dimensione, riduttiva”.
Cosa si rischia di dimenticare, della sua azione come uomo delle istituzioni?
“Beh, intanto il fatto che dopo anni di Dc al potere lui sia stato il primo capo dello Stato a dare l’incarico di premier ad un laico. O che la sua presenza, il peso oratorio e la sua testimonianza vivente abbiano molto contribuito ad affrontare gli anni terribili sanguinosi del terrorismo, e a ribadire che lo Stato c’è, fino a quando lo Stato ha vinto sulle Br e i terroristi di destra.
Ricordo a questo proposito il suo discorso ai funerali di Guido Rossa, sindacalista di sinistra assassinato dalle Br nel 1979. Pertini prese la parola e disse con decisione che chi pretendeva di proseguire la lotta partigiana usando le armi per diffondere terrore e morte in giro per l’Italia stava sbagliando tutto, e lo diceva uno che da partigiano si era fatto 14 anni di detenzione e persecuzione fascista. Torniamo all’oggi, alla cronaca: c’è una grande lamentela per l’incapacità della sinistra attuale di parlare alla gente, di farsi capire. Pertini era un uomo dell’Ottocento che sapeva comunicare con grande efficacia e modernità, e sapeva farlo con gli operai e le massaie, con i bambini e con un presidente come Reagan che per ideologia era il suo esatto opposto”.
È anche il presidente che oltre ad affrontare gli anni del terrorismo si trova a vivere quelli della crisi dei partiti, sempre più lontani dalla gente. Pertini morirà poco prima dell’esplosione di Tangentopoli.
“Vero, ma di questa crisi si accorgerà e ne parlerà a suo modo, diretto ed eloquente, facendo capire a tutti che quella partitocrazia già azzoppata era da criticare sì, ma sempre nel perimetro delle istituzioni e della Costituzione”.
Ci sono però diversi detrattori che non gli hanno mai perdonato il suo voler apparire a tutti i costi. Nel caso dei soccorsi al povero Alfredino Rampi, ad esempio, c’è chi gli addossò la colpa di essere stato d’ingombro, con tutta quella televisione appresso.
“Era un uomo sanguigno e che amava esserci, credo che la sua presenza a Vermicino fosse frutto della volontà di rappresentare speranza e contribuire a un lieto fine dopo tanti morti ammazzati dal terrorismo e dalla mafia, come lo stesso Piersanti Mattarella, fratello dell’attuale presidente Sergio. Ma quella volta a Vermicino il lieto fine non ci fu. Diversi critici, fra cui Aldo Grasso, hanno sottolineato che quella sciagura in diretta tv no stop sia nata la tv del dolore che oggi imperversa”.
In chiusura: oggi viviamo tentativi sempre più aggressivi di demolire la democrazia e le sue istituzioni che sono costate milioni di morti e due guerre mondiali. Ci sono le nuove elite tecno-miliardarie americane che dicono che democrazia e libertà non stanno più bene assieme e che queste persone mandate a governare dopo un voto popolare sono soltanto un ingombro da ridimensionare o spazzare via a colpi di tecnologia. E poi ci sono dittature e nazionalismi aggressivi. Se oggi ci fosse un Pertini, che spazio potrebbe esserci per lui in un mondo così stravolto?
“Pertini è morto 36 anni fa e dobbiamo tenerne conto. Però nelle sue parole, nella sua azione a tutti i livelli c’era sempre la battaglia per la giustizia sociale, che se non c’è, rende la politica inutile e dannosa. E della libertà di esprimere opinioni, fare polemica, criticare il potere.
Oggi questi stanno diventando tabù, perseguitati anche con l’uso delle nuove tecnologie, nel capitalismo della sorveglianza. Poi c’è il rapporto fra democrazia, guerra e pace, e oggi più nessuno sta ammonendo il mondo contro gli orrori della guerra, nessuno, avendo vissuto la guerra, fa discorsi come quello in cui Sandro Pertini disse: ora si svuotino gli arsenali e si colmino i granai. E ce ne accorgiamo ogni volta che andiamo a fare la spesa”.
L’immagine dell’articolo è un dettaglio dell’illustrazione di Dariush Radpour diventata la copertina del libro oggetto di questa intervista, e perciò concessa dall’editore


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