Bergonzoni: “Sui social hai consensi ma perdi i sensi. Vi spiego cos’è la Crealtà

Bergonzoni: “Sui social hai consensi ma perdi i sensi. Vi spiego cos’è la Crealtà

Arrivano i dunque è il suo nuovo spettacolo, dove l’uso imprevedibile della parola è un atto di resistenza

“Il calembour no, è un termine che non mi è mai piaciuto molto se accostato a quello che faccio”. Il gioco di parole “che è buono per chi produce materiali per la Settimana enigmistica e simili” non spiega quella cosa speciale che sono gli scritti e gli spettacoli di Alessandro Bergonzoni. Rivisto in tour dal 22 al 25 aprile all’interno del cartellone CeDac, e ritrovato in questa chiacchierata fra le due date al Teatro Massimo di Cagliari. Con uno spettacolo che già dal titolo parla chiaro: Arrivano i dunque. E con Bergonzoni, le parole diventano qualcosa di potente e imprevedibile, ad aprire spazi mentali ed emotivi nello spettatore e nella spettatrice.

Alessandro, ci troviamo in un periodo storico in cui abbiamo la sensazione di essere circondati da un’abbondanza di informazioni, di parole, tutte però appiattite secondo un modello unico. Possiamo dire che il tuo modo di usare le parole è un atto di resistenza?
“Sì, lo hai descritto alla perfezione. Le parole è come se fossero tutte schiacciate e svuotate del loro potere, penso alla parola amore ma anche la parola bene e la parola anima. Ecco perché bisogna recuperare il loro vero senso, quasi a fare un’esplorazione speleologica, dall’interno delle persone che io chiamo i coscienziati, meglio pure degli scienziati. Quelli e quelle, cioè che la coscienza la sentono e la usano ancora. Le persone che hanno un cuore pulsante e che sono le più facili da rianimare. Col mio spettacolo io invito il pubblico in un reparto rianimazione che è anche un reparto immedesimazione, perché se non c’è questa, nei confronti degli altri, allora le parole sono solo intrattenimento. Tante, veloci, abbondanti, vuote oppure piene della volontà di potere di altri. Come accade sui social e in tv, dove va di moda lo slogan dobbiamo arrivare a bomba. E le bombe stanno arrivando, ovunque”.

Com’è che nessuno ha più pazienza di imparare e capire davvero a fondo le cose? Com’è che ci hanno convinti che per tutto ci voglia poco tempo e pochissima attenzione?
“Facendoci venire la paura della complessità, alcuni pensano di impazzire se ci si confrontano. Bisogna allora capire quale pazzia: la numero 1, la 2 o la 3? La 1 è quella che vediamo, quando mandiamo giù qualsiasi cosa, quando accettiamo tutto quello che vediamo. La numero 2 è quella che nello spettacolo chiamo Crealtà. Cioè creare una realtà nuova, è possibile farlo quando il pensiero vince sulla parola”.

A proposito della pazzia numero 3, ci possiamo mettere i modi in cui il potere sta usando la tecnologia per emulare, distorcere e sofisticare la realtà anche per mezzo di parole scelte apposta?
“Sì, è il caso di abbandonare l’epoca dell’immagine per entrare in quella dell’immagina. L’abuso di immagini, anche per mezzo di AI, sta diventando ossessivo e compulsivo. Ed è attraverso le immagini che vediamo l’altro trasformato in mostro o in cartoon, disumanizzato”.

Come ci si oppone a tutto ciò?
“Con una ricerca interiore e ulteriore. E poi con l’immedesimazione. Se capisci l’altro, lo capisci veramente, scoppiano molti meno conflitti, lo riconosci come umano, come persona. Cosa vuol dire sprofondare in mare e non essere aiutati? Che si prova a ricevere bombe su bombe anche in un periodo di cosiddetta tregua? E com’è vivere l’esperienza di essere colpiti, feriti e uccisi mentre si è in un ospedale? Se stiamo raggiungendo un livello di follia mai visto prima non è solo per questioni cliniche, ma anche antropologiche. E poi mi viene in mente un’altra parola fondamentale: spiritualità”.

Parliamo di religione?
“No, perché la religione ha trasformato la sete di verità e spiritualità in una serie di dogmi che vediamo tutti a cosa ci hanno portato. Bisogna fare un salto in alto, cambiare frequenza, come si fa con la radio. La fisica quantistica ci può aiutare, consiglierei di rileggere gli scritti di Carlo Ventura e Federico Faggin che raccontano che siamo fatti di luce, di frequenza, di vibrazione, di elettricità. Se inneschi il cambiamento nella coscienza di queste cose nelle persone, allora possiamo procedere a un cambio epocale. Abbiamo bisogno di una ri-evoluzione e credo che possiamo arrivare anche fino alle persone che oggi ci dominano, che non sentono più nulla. Non sentono l’altro, hanno dentro di sé il Male. Ci vorrà tempo, ma possiamo arrivarci”.

Come si fa a mantenere viva l’ironia in un mondo in cui questa al massimo diventa sarcasmo offensivo per distruggere l’altro?
“Sono felice di questa conversazione, perché ho di fronte non un giornalista ma una persona, uno senziente, che capisce, che va a fondo…”

Grazie ma il protagonista di questa intervista sei tu…
“Guarda, ti dico, è difficile che ironia e satira oggi trovino spazio accanto a personaggi che per modi di fare, di dire, di porsi sono proprio oltre. Lo vedi da appena parlano, come fai a fare il verso a questa gente. E siccome il verso che hanno preso le cose non è né quello dell’artista né quello di un uccello, siamo in tempi tristi e feroci. Però muovendoci, confrontandoci, andando a parlare con la gente nelle piazze, nelle scuole, lì continuano a prodursi spazi utili, di resistenza vera. Lì c’è ancora movimento, che è anche quello interiore. Se no ci restano giusto gli psichiatri che vanno a fare intrattenimento in tv, e la maledizione dei social, posti in cui ottieni consensi ma perdi tutti i tuoi sensi. E se accade anche a persone intelligenti finiscono per passare il tempo a fare foto di scarpe, cibo e anelli, significa che ci stanno trasformando in persone modeste, cioè che valgono poco. E invece noi dobbiamo diventare un granché”.

La foto di Alessandro Bergonzoni è di Chiara Lucarelli, concessa dalla produzione

Cristiano Sanna Martini

Giornalista e docente, musicista, viaggiatore. Ho lavorato per L’Unione Sarda, Il Sole 24 Ore, Cineforum, Videolina, Lettera43, Duel, Radio X, RadioPress. Per oltre 20 anni a TiscaliNews, dove è nata la vertenza che ha portato all'applicazione dei giusti contratti nel giornalismo online in Italia, prima non c'era nulla. Insegno Giornalismo e Fotoreporting all'Università degli Studi di Cagliari, sono programmista e podcaster per Rai Radio 1 con le puntate di SongWizard. Studio l'AI applicata ai media e ne parlo in panel, workshop e al Tedx come speaker. Quando non scrivo, parlo in radio o in video e non insegno, faccio musica e concerti (Elora, Tancaruja, Signor Palomar) o scrivo testi e musiche per il teatro. Mi trovi anche sui social. Nel mezzo molta natura, molto sport, arte e le altre cose belle della vita.

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