Mauro: “Il mistero della mummia di Lenin e cosa ci dice della Russia di Putin”
Il giornalista e scrittore, premiato all’XI Festival Premio Emilio Lussu, indaga su un’icona che ci “avvisa” di quanto sta accadendo oggi
Un mistero, un’icona e un monito per l’umanità. La mummia di Lenin (titolo del saggio scritto per Feltrinelli da Ezio Mauro, inviato in Russia, editorialista e già direttore de La Repubblica e La Stampa) è tutto questo. Seziona un “feticcio” che va oltre al suo valore storico e che ci aiuta a capire il cuore profondo del Paese guidato da Putin. Ne abbiamo parlato in questa intervista.
Ezio Mauro, allo scadere dei 100 anni dalla morte di Vladimir Lenin resta la sua icona così misteriosa, con segreti di Stato attorno. Quali aspetti hai approfondito nel tuo libro?
“Quando Lenin morì, il 21 gennaio del 1924, i medici chiamarono quel che lo aveva colpito semplicemente come la malattia. Veniva considerato inconcepibile che questo grande leader, allora appena 54enne, potesse morire. Ma con due ictus e un successivo aggravamento che gli avevano pregiudicato l’uso della parola e i movimenti, non c’era molto altro da fare. Il fascicolo con i referti dei medici fu sequestrato dalla polizia segreta sovietica ed è rimasto sepolto in luogo altrettanto segreto per 75 anni. Attorno a lui una devozione che va oltre il dato politico, oltre perfino quello religioso, diventa mito e quasi simbolo ultraterreno, se consideriamo che il regime comunista non ha mai riconosciuto l’Aldilà”.
Dopo 100 anni di segretezza, cosa ne è di quei documenti su Lenin sottratti alla Storia e all’interesse dell’umanità?
“Sono ancora in larga parte inaccessibili. Per questo si prestano ad una approfondita indagine giornalistica, che è quello che ho fatto io già dai miei anni da inviato in Russia, mentre l’Urss finiva di crollare sotto i colpi della perestroika. Ho consultato fonti scritte, a cominciare dalle testimonianze dei familiari stretti di Lenin, così come ho studiato le carte dei medici che lo curarono, almeno 20, compresi coloro che, stando alle ultime cure somministrate al grande leader, sono convinti che a ucciderlo sia stata una forma di sifilide. C’è di più, non si riescono a capire con certezza le modalità della sua imbalsamazione”.
Cioè?
“Io mi sono concentrato soprattutto sul modo in cui ha proceduto il patologo ucraino Vladimir Vorobiev, premiato alla sua epoca per una delle scoperte più importanti sulle tecniche di imbalsamazione già a fine Ottocento. Fino a quel momento, però, lui aveva agito solo su singoli organi umani. La mummificazione di Lenin fu un esperimento scientifico di straordinaria portata, considerando la corsa contro il tempo e i processi di decomposizione che non si fermano nemmeno con l’uso del ghiaccio, nonostante le temperature russe che scendono a oltre meno 30 gradi. La sua figura, che non vorrebbe mai affrontare un’impresa immane come quella ma che non può rifiutarsi, diventa affascinante, tragica, ed epica”.
Con la morte di Lenin si scatenò la guerra per la sua successione, a cui nessuno aveva pensato e che, sul lungo periodo, ci porta fino alla Russia di oggi.
“Sì, quel momento trovò il partito impreparato e a nulla servì il testamento di Lenin in cui il grande leader era totalmente contrario alla presa del potere da parte di Stalin. Ma fu tradito da due dei suoi collaboratori più stretti, Kamenev e Zinoviev, e le cose andarono come le ha registrate la Storia”.
Ed eccoci alla Russia di oggi, che spaventa tanti e ne affascina molti altri. Cosa non stiamo capendo della narrazione di Vladimir Putin sul ritorno alla grande Russia, con tanto di ministro degli Esteri, Lavrov, che va al vertice in Alaska con la felpa con su scritto CCCP?
“La prima cosa che non stiamo capendo abbastanza è che nel 1989, quando è finita l’Unione Sovietica, in quel momento non si è affatto interrotta la volontà di potenza imperiale della Russia. Tutto il blocco Nato ha pensato che quella grandezza fosse ormai un vecchio rottame dell’approccio leninista e ancora di più di quello stalinista. Abbiamo percepito il crollo dell’Urss ci siamo dati la spiegazione che la Russia potesse essere ridotta a potenza regionale, a Stato decaduto. Ma la dimensione imperiale di quel Paese c’era prima della rivoluzione bolscevica ed è rimasta dopo, basti ricordare che la dinastia dei Romanov, finita poi nel massacro da parte dei comunisti, aveva regnato sulla Russia per 300 anni. Quest’anima imperiale è qualcosa di eterno, noi l’abbiamo snobbata, ignorata mentre Putin faceva la mossa di riesumarla, di esaltarla alla grande e di costruire un nuovo immaginario di grandezza mondiale in un patto di devozione stipulato col suo popolo”.

Per fare questo ha però disseminato il suo metodo e i suoi discorsi di falsità e manipolazioni storiche.
“Non poteva fare che questo. Quindi, cancellare la guerra fredda, da cui la Russia è uscita a pezzi e sconfitta dagli Usa e i loro alleati, e puntando tutto sulla Seconda guerra mondiale, che loro chiamano la grande guerra patriottica, e rivendicando che con i massacri sopportati per sconfiggere Hitler, la Russia ha fatto un favore eterno all’umanità e quindi ha nei confronti del mondo un credito infinito”.
Il che ci porta all’invasione dell’Ucraina di Zelensky e alla narrazione, che fa breccia in molti, degli accordi di Minsk violati da ucraini e occidentali e dell’Ue che con la Nato si sono espanse troppo, pestando i piedi alla Russia di Putin e scatenandone la reazione bellica. Ed è ancora Putin, in un Paese in cui non c’è democrazia e lui domina da oltre 20 anni, a parlare di corruzione e di nazificazione dell’Ucraina. Come se ne esce?
“Ripartendo dai fondamentali. Chi va appresso alla versione di Putin, disprezza la democrazia e i suoi capisaldi, a cominciare dalle libere elezioni, disprezza il principio della sovranità dei popoli e il valore del diritto internazionale nato in gran parte dopo le due guerre mondiali. Qui c’è, dal 2014 e a peggiorare, dal 24 febbraio 2022, l’invasione di un Paese. C’è un aggressore, la Russia, e un aggredito, l’Ucraina che è uno Stato sovrano riconosciuto dal 1991. E chi va appresso a Putin condanna le prime ore dell’invasione e poi è come se si dimenticasse dei fatti e le colpe fossero azzerate o da distribuire fra i due Paesi. Dimenticano gli attacchi ai civili, alle case, ai palazzi, i massacri per strada, che sono per estensione attacchi a diritti di cui noi godiamo ancora e che definiscono la coesistenza pacifica in Occidente, a cominciare dall’Europa. Non a caso Putin ha criticato Lenin”.
Qui siamo a un cortocircuito politico e storico.
“Vladimir Putin sostiene che Lenin ha ritagliato l’Ucraina nella carta geografica e nella carne della Russia. Già negli anni Venti del secolo scorso, Stalin e Lenin discutevano perché il primo voleva portare Ucraina, Transcaucasia e Bielorussia dentro quella che chiamava la grande Russia. Lenin, alleato con Trockij poi fatto assassinare in Messico da sicari ingaggiati da Stalin, aveva invece l’idea di rendere queste tre repubbliche indipendenti, seppure sempre nell’orbita dell’influenza di Mosca. Quella volta vinse Lenin ma oggi la visione di Stalin è quella in cui si riconosce Putin, ed ecco perché invade e aggredisce l’Ucraina”.
Lo storico Lucio Caracciolo dice che si sta formando un patto mondiale fra i tre grandi autoritarismi, quello russo di Putin, quello cinese di Xi Jinping e quello degli Usa versione Trump, per spartirsi il mondo in zone di influenza. Sei d’accordo?
“Direi che questo già accade ed è visibile a un occhio attento. L’America sta dismettendo il suo ruolo di guida dell’Occidente e torna ad esaltare se stessa e il suo leader carismatico, Donald Trump. Gli Usa mutano, quindi, il loro ruolo di guida delle democrazie per diventare impero ed ecco perché Trump preferisce dialogare con Putin e Xi, di cui condivide i modi, mentre si nega oppure offende e ricatta l’Europa di cui non capisce e di cui detesta l’attaccamento a certi diritti umani e ai propri interessi, che a volte divergono da quelli americani”.
E per concludere, eccoci a noi, all’Ue sempre più fragile, divisa, sgarruppata. E’ definitivamente a pezzi il mondo come ce l’ha consegnato la fine delle guerre mondiali, oppure esistono più anticorpi istituzionali e democratici di quanti ne percepiamo noi, stretti fra la propaganda dei grandi Stati autoritari?
“L’Ue oggi tocca con mano la sua incompiutezza. Significa che quella grande invenzione, la moneta unica che ci ripara dalla grande speculazione internazionale, a cominciare dall’Italia della lira con un debito pubblico mostruoso, è una invenzione che però non può creare la politica. L’Unione Europea si trova davanti all’incapacità di far valere la sua storia sullo scacchiere internazionale, ci vorrebbe un salto organizzativo perché la nuova crisi mondiale richiede di andare oltre le regole, prima fra tutte, l’unanimità, se no i Paesi Ue non sono in grado di prendere una decisione comune a maggioranza. Con gli Usa che stanno uscendo dai concetti e dalle pratiche della democrazia per diventare il dominio duro e intransigente di pochi mega miliardari signori della tecnologia, ecco che l’Europa diventa la riserva di tutti quei valori che Trump e i suoi stanno cancellando. Non a caso anche la Russia di Putin punta violentemente contro l’Europa”.
Senza dimenticare, e ci si pensa troppo poco spesso, l’India dell’ultra destra religiosa di Modi, potenza nucleare, Paese più popoloso al mondo e che rivendica un ruolo di superpotenza, così come le corse al riarmo e al dominio dell’Intelligenza artificiale.
“Di sicuro noi lasceremo ai nostri figli un mondo più insicuro e pericoloso di quello in cui abbiamo vissuto negli 80 anni dopo i massacri delle guerre mondiali. Questo è il fallimento di una generazione, che è la mia, cioè di chi ha oggi fra i 70 e gli 80 anni. Soprattutto perché noi siamo i figli di quei genitori meno istruiti e cresciuti fra le guerre e l’Olocausto, e venuti fuori da questi orrori storici con una mentalità non solo democratica ma anche costituente. Le leggi e gli organismi internazionali che loro hanno creato per proteggerci da noi stessi oggi vengono smontati, fatti a pezzi. Per questo non basta una pace qualunque, in Ucraina, ma ci vorrebbe una pace che sia l’inizio di un nuovo ordine mondiale. Se no, lasciamo che il sopruso, la violenza e la guerra plasmino il futuro. Questo pone come centrale il problema della difesa europea e anche la necessità per l’Ue di trovare un’alleanza rafforzata con la Cina, perché questo Paese è in espansione, la sua economia è internazionale e quindi ha interesse che i conflitti non degenerino”.
Foto di Ezio Mauro concessa da Feltrinelli/Ufficio stampa del Festival Premio Emilio Lussu
Foto di Vladimir Putin e Vladimir Lenin, da Wikipedia su licenza Creative Commons


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