[Intervista] Bauman: “Così ci levano la libertà mentre ci illudono di averne di più”
Il grande teorico della società liquida faccia a faccia con i ragazzini: Web, social e il rapporto tra libertà, sicurezza e potere sotto forma di controllo
Succede proprio così. Come quando un vecchio saggio si siede a raccontare e attorno a lui i ragazzini ascoltano ammutoliti. Non è una fiaba, ma l’atmosfera che si respira durante il festival Leggendo Metropolitano quando gli studenti delle prime classi superiori incontrano sotto un grande albero, tra i giardini pubblici di Cagliari, un signore che si chiama Zygmunt Bauman (scomparso poi nel 2017). All’inizio risatine, “senti che dice adesso questo vecchio”, distrazione, ricorso a Whatsapp e post social degli amici per ingannare il tempo.
Un silenzio ipnotico
Poi, risposta dopo risposta, gli smartphone tornano in tasca o negli zaini. Ed è silenzio ipnotizzato. Il grande vecchio parla di libertà e Internet, di social network, della fine di certi diritti personali che stiamo imparando a cedere per abitudine, senza pensarci troppo. E di una società liquida che richiede un nuovo approccio. Bauman, sociologo e filosofo, è tra le menti più lucide nell’analizzare come si sta trasformando il mondo attorno a noi. I ragazzini vogliono saperlo, lui risponde, il cardine del suo discorso si sintetizza poi in queste tre domande.
Lei ha coniato il termine società liquida per descrivere quella in cui ci troviamo. Perché proprio quella metafora?
“Potrei parlare di società gassosa, ma penso vada meglio usare l’immagine del liquido. Proveniamo da modelli solidi che ci hanno dato un secolo di pace nel mondo occidentale, ragionevoli diritti e comodità. Sono stati conquistati a caro prezzo, col sangue, con le guerre. Ora tutto sembra liquefarsi e rimescolarsi. Perdiamo le certezze, facciamo fatica a vedere il futuro, ma il liquido può solidificarsi in nuove forme”.
A lei questo tipo di trasformazione preoccupa?
“Mi preoccupa nel senso che mi affascina e mi sprona ad analizzare il modo in cui si tutto si evolve. Questo stato d’animo si trovava nei discorsi fatti più di cento anni fa da due ragazzi che avevano la testa decisamente calda, e già immaginavano un mondo diverso, con diritti diversi. Fu per questo che Marx ed Engels scrissero il loro Manifesto. Nel primo Novecento, Freud analizzò il modo in cui agisce il conflitto fra le condizioni in cui vive una persona e i desideri che gli si agitano dentro, svelando cosa muove la mente e le emozioni dell’uomo moderno con le sue paure e gli inevitabili traumi”.
Anche oggi c’è molta paura della realtà che viviamo. Questo ci rende meno liberi?
“Una delle caratteristiche del nostro modo di vivere è che stiamo accettando deliberatamente di rinunciare alla nostra libertà. Usiamo dispositivi elettronici e informatici che tracciano ogni nostra abitudine, e contemporaneamente chiediamo agli Stati in cui viviamo di sentirci più sicuri. Ma libertà e sicurezza non vanno d’accordo. Se vuoi più sicurezza inevitabilmente rinunci alla tua libertà. Il paradosso a cui accettiamo di sottostare è che se siamo sicuri ci sentiamo più liberi, mentre in realtà stiamo dando mandato alle autorità e ad imprese private di toglierci sempre più libertà”.
Cosa pensa di Internet?
“Auguro tutto il meglio alla Rete. E trovo che i social network siano interessanti. Ma siamo di fronte ad un bivio. Quando il World Wide Web è stato messo a nostra disposizione, sembrava di avere tutta la conoscenza umana a portata di click, tutto il mondo di fronte al nostro schermo, con grande libertà di informarci e di contribuire all’evoluzione stessa di Internet. Poi le cose sono molto cambiate. Oggi si naviga dentro acque circoscritte da muri sempre più alti, i confini decisi da chi offre i grandi servizi sul Web. Nel mentre, i social network dividono il nostro mondo fra ciò che siamo online e offline. Quando siamo dentro la nostra rete sociale, abbiamo l’illusione di esserne i padroni: premiamo chi ci fa i complimenti, chi la pensa come noi, chi non ci disturba o contraddice. Blocchiamo tutti gli altri. Ma nella realtà quotidiana è vero il contrario: non va come pensiamo noi, non possiamo fuggire da cose che ci piacciono connettendoci eternamente ad una chat composta solo da quelli che ci stanno simpatici. Non abbiamo il controllo, ne abbiamo sempre meno. Ciò che diventerà il Web e il social nel prossimo futuro, lo deciderà la nostra capacità di analisi e di scelta. Che deve andare oltre a quello che semplicemente ci piace in un dato momento”.

(Pubblicato originariamente su TiscaliNews il 16 giugno 2016)


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