Tre cose che la pandemia ci suggerisce. E che noi vogliamo solo dimenticare

Il più grave contagio del secolo lascia segnali con cui pensare e fare cose. A patto che si voglia imparare
Passa sul mondo la pandemia e suggerisce di interrogarsi su almeno tre punti. Sempre che non li si voglia semplicemente ignorare presi dalla frenesia del “torniamo alla normalità precedente”.
Primo punto
Se serve più personale sanitario, se serve più sanità pubblica efficiente che non chiuda la porta in faccia a nessuno che sia “troppo povero”, se servono più docenti, allora significa che ciò che era ritenuto trascurabile e “tagliabile” e ritardabile in nome della globalizzazione a tutto liberismo turbo-finanziario non lo è. Se segui una visione e ti porta a sbattere al muro a trecento all’ora, mi spieghi a cosa serve quella visione?
Secondo punto
Una serie di inchieste e di studi in corso confermano una risalita di contagi da influenza suina e aviaria, riportandoci alle paure dei primi anni del XXI secolo. I virus tornano più forti e diffusivi e hanno spesso come focolaio allevamenti intensivi di animali di ampio uso e consumo (pollame, maiali, anatre, vedi i casi in Francia) e di uso elitario e “ricco” (vedi la strage di visoni infetti in Danimarca a causa del Covid-19).
Se non riusciamo a rendere salutari gli snodi fondamentali del nostro approvvigionamento alimentare, in nome ci cosa ci apprestiamo a rivivere dopo la discesa nella tomba fatta di ansia, limitazione delle prospettive e messa in discussione della libertà che è stata il lock pandemico?
Terzo punto
I giganti del Web e dei social hanno costruito la loro fortuna sulla visione neutrale di se stessi. Era una visione finta, ma il loro marketing insisteva: io ospito, io do visibilità, io non impedisco nulla (tranne alcune immagini di violenza raccapricciante e ooops…il nudo specie femminile, spesso di mamme che allattano o di qualche madonna rinascimentale dipinta senza veli).
Ma ora abbiamo social network che censurano il pensiero politico di leader di portata internazionale in maniera esplicita, arrivando a bannare e a impedire nuove manifestazioni di pensiero dell’ex presidente Usa. E’ un cambiamento epocale. Social network e motori di ricerca che però non vogliono essere controllati né limitati da nessuno. Aziende private che ancora oggi non svelano il cuore del loro business e l’utilizzo completo dei dati sensibili in tempo reale di miliardi di esseri umani. Mentre il loro potere esonda su quello degli Stati e dei governi. Scriveva Giovenale nelle sue Satire in pieno degrado dell’età imperiale romana: “Chi controlla i controllori?”.



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